Verso Savio 2030: la co-governance per lo sviluppo sostenibile della Valle del Savio

Verso Savio 2030: la co-governance per lo sviluppo sostenibile della Valle del Savio

L’Unione dei Comuni della Valle Savio ha avviato a luglio 2019 Verso Savio 2030, percorso strategico volto a sviluppare un kit di politiche e di strumenti legali che favoriscano la collaborazione tra pubblico, privato e comunità nella realizzazione di progettualità che siano volano per l’innovazione sociale, digitale e tecnologica. Il percorso è realizzato con il supporto tecnico dell’NGO startup LabGov.City, laboratorio di ricerca scientifica e applicata, innovazione e sperimentazione attivo presso l’Università autonoma LUISS Guido Carli.  Il team interdisciplinare LabGov.City è intervenuto nel far emergere il valore del territorio e accompagnare gli stakeholder nella sua esplorazione, identificando le opportunità attraverso cui renderlo generativo; ha interpretato la domanda pubblica e attualmente è impegnato nell’interpretazione di quella privata attraverso l’ingaggio degli stakeholder nelle sperimentazioni. Parallelamente sta facendo emergere eventuali competenze integrabili da partner nazionali ed internazionali. Obiettivo del progetto è attivare l’ecosistema dell’innovazione al fine di  garantire ai cittadini della Valle del Savio un’elevata qualità della vita, grazie allo sviluppo di soluzioni innovative nell’ambito della mobilità e del turismo sostenibili che possano efficacemente indirizzare le scelte dell’Unione. 

CONTESTO Sviluppare strategie e soluzioni a prova di futuro è una necessità resa oggi tanto più urgente dall’emergenza sanitaria mondiale in corso, da molti interpretata come un’anticipazione di possibili crisi socio-economiche future o come un test generale rispetto alle conseguenze di una non adeguata gestione dei rischi ambientali e climatici. Dal vissuto di questi mesi, in cui il lockdown dovuto al COVID-19 ha modificato le nostre abitudini, emerge anche la nuova consapevolezza che alcuni comportamenti possono essere modificati senza eccessiva resistenza (ad es. passaggio per molti a modalità di smart working).  Ora l’esigenza di ripartire velocemente rischia di confliggere con l’attenzione eco-sistemica a cui siamo stati costretti in questi mesi. Il ritorno ai vecchi modelli economici tradizionali potrebbe avere, però, ripercussioni devastanti a livello non solo ambientale. Per quanto la crisi economica attuale costituisca per alcuni versi un unicum, le conseguenze delle dinamiche messe in campo per rispondere alla crisi finanziaria del 2007-2008 possono ugualmente costituire un efficace monito: il rallentamento economico nel 2009 portò ad una riduzione delle emissioni di gas serra seguito da un livello record nel 2010. Questo aspetto diventa tanto più stringente se posto in correlazione con l’incidenza dei casi di infezione virale da COVID-19 con le concentrazioni di particolato atmosferico (es. PM10 e PM2,5) [Goldman, 2020]. A incidere su questo aumento contribuirono significativamente misure governative di rilancio economico, non adeguatamente attente alle conseguenti esternalità ambientali negative. Questo schema rischia di ripetersi anche oggi, che la posta in gioco è anche più elevata, rendendo possibile o meno il raggiungimento degli obiettivi posti dall’accordo di Parigi del 2015 (limitare l’innalzamento del riscaldamento globale alla soglia critica di 2°C) e del rilancio verso l’obiettivo della neutralità climatica dell’UE entro il 2050. Le analisi condotte dall’agenzia internazionale di consulenza strategica McKinsey suggerisce che mobilitando un capitale di 75-150 miliardi di euro verso investimenti volti alla decarbonizzazione si possa:

  • produrre da 180 a 350 miliardi di valore aggiunto lordo 
  • generare fino a tre milioni di nuovi posti di lavoro
  • consentire una riduzione delle emissioni di carbonio dal 15 al 30 percento entro il 2030.

Al contrario una ripresa ad alto contenuto di carbonio non solo potrebbe rendere difficile il raggiungimento degli obiettivi dell’accordo di Parigi ma le ingenti spese per gli aiuti e gli incentivi potrebbero lasciare i governi troppo deboli per pagare in seguito i tagli alle emissioni. Tuttavia trovare una formula di recupero a basse emissioni di carbonio e ad alta crescita non è facile, richiedendo la valutazione di misure di stimolo rispetto a fattori complessi tra cui impatto socioeconomico, impatto sul clima e fattibilità. Anche per questa ragione è fondamentale che misure orientate a questi obiettivi siano disegnate coinvolgendo diversi stakeholder. La ricerca e l’innovazione, comprese l’ecoinnovazione e l’innovazione sociale, sono uno dei principali motori della crescita futura e sono state poste al centro della strategia Europa 2030. Gli appalti pubblici possono avere in questo un’importante funzione strategica, generando innovazione e sostenibilità. Grazie al Green Public Procurement (GPP) le Pubbliche Amministrazioni possono influenzare il mercato, le imprese e i prodotti/servizi favorendo non solo la diffusione dell’innovazione tecnologica, ma al contempo il raggiungimento di obiettivi di miglioramento ambientale. Il GPP può, inoltre, favorire l’integrazione delle considerazioni ambientali nelle altre politiche (trasporti, energia, ecc.) e stimolare l’acquisizione di una maggiore consapevolezza ambientale da parte dei cittadini. 

METODO Perseguire questi obiettivi richiede che le città assumano il ruolo fondamentale di piattaforme per l’innovazione locale, sociale od economica. Per riuscire in questo intento è necessario costruire un contesto istituzionale di governance urbana disegnato per facilitare la produzione di conoscenza in maniera collaborativa e aperta, che può essere  ricondotto all’approccio della “Città Collaborativa” (o, per brevità, “Co-Città”). Teorizzata da Sheila Foster e Christian Iaione, la Co-Città tende a realizzare questo contesto istituzionale attraverso un modello di co-governance urbana a tre livelli: condivisione, collaborazione e policentricità [Iaione, 2016; Iaione e Foster, 2016].  Il processo necessario a questa costruzione può essere stimolato attraverso la metodologia elaborata da LabGov a partire dalla ricerca pluriennale Co-City Protocol, sperimentato attraverso progetti sul campo da LabGov e operazionalizzato e approfondito da ulteriori ricerche condotte da Elena De Nictolis, Anna Berti Suman, Monica Bernardi, Fabiana Bettini, Chiara Prevete e Alessandro Piperno in diverse città italiane. Gli esiti di queste ricerche applicate sono stati posti in dialogo con indagini approfondite condotte in più di 100 città che presentavano diversi contesti geopolitici e oltre 200 casi studio scelti su scala globale.  L’approccio Co-Città è stato forgiato da LabGov con e per città, o aggregazioni di città, i cui poteri pubblici intendono trasformarsi in piattaforme abilitanti per la creazione o emersione di ecosistemi locali condivisi, collaborativi e cooperativi per l’innovazione sostenibile. Tale approccio alimenta l’opportunità di strutturare nella città un ecosistema istituzionale e produttivo composto da piattaforme di co-governance dei beni comuni presenti nella città, applicando meccanismi di co-governance ad ambiti strategici per gli ecosistemi locali favorendo la convergenza di cinque tipologie di attori («Modello di governance dell’innovazione urbana basato sulla Quintupla Elica: pubblico, privato, cognitivo, sociale e civico») su obiettivi e progetti di sviluppo sostenibile, caratterizzati da innovazione tecnologica/digitale e sociale.  Attraverso il lavoro di ricerca Co-Cities condotto durante questi ultimi 5 anni, è stato sviluppato inoltre il primo indice in grado di misurare come le città stiano implementando il diritto alla città attraverso modelli di co-governance. Il Co-Cities Index, dunque, rappresenta uno strumento fondamentale per la comunità internazionale per misurare l’implementazione di alcuni degli obiettivi fissati dalla New Urban Agenda delle Nazioni Unite (come gli obb. 13 e 19) e/o di alcuni Sustainable Development Goals (11, 16 e 17 e in particolare 16.7, 17.17, 17.19).

PROCESSO A partire da tali istanze a luglio 2019 ha avuto avvio Verso Savio 2030: un percorso promosso dall’Unione dei Comuni Valle Savio e realizzato grazie al supporto tecnico dell’NGO startup LabGov.City, il laboratorio di ricerca scientifica e applicata, innovazione e sperimentazione attivo presso l’Università autonoma LUISS Guido Carli.  L’Unione dei Comuni della Valle Savio, costituita nel 2014 dai Comuni di Bagno di Romagna, Cesena, Mercato Saraceno, Montiano, Sarsina, Verghereto, in questi anni ha iniziato a strutturarsi ed è divenuta effettiva definendo ruoli e funzioni conferite dagli Enti. Oltre all’adempimento normativo da cui è scaturita, l’Unione mira ad essere per il territorio un’opportunità per lo sviluppo di una politica d’integrazione che favorisca la nascita di un ecosistema generativo ed innovativo. Ha perciò deciso di intraprendere un percorso che consentisse il rafforzamento dell’identità comune al fine di riconoscersi come rete; lo sviluppo di strategie territoriali condivise; la generazione di cultura del cambiamento, della collaborazione e della cooperazione incentivando azioni concrete che coinvolgano anche i cittadini e gli attori della società civile (cittadini e loro associazioni di cittadini, ordini professionali, imprenditori). I 6 Comuni dell’Unione condividono due importanti infrastrutture, una naturale ed una artificiale: il fiume Savio e la strada E45. Due infrastrutture fondamentali per alimentare lo sviluppo del territorio, attraversato da flussi commerciali internazionali (in arrivo dal porto internazionale di Ravenna e diretti verso lo snodo costituito da Roma) e caratterizzato dalla presenza di numerosi elementi attrattivi sotto il profilo culturale, naturalistico, spirituale e dell’economia del benessere della persona. Al contempo entrambe queste infrastrutture sono interessate, in maniera diversa, dalle sfide poste dall’emergenza climatica e ambientale in atto (ed es. dissesto idrogeologico, tassi di inquinamento tra i più elevati di Italia ed Europa, rischi per la salute delle persone e riduzione della sicurezza stradale). Fenomeni climatici estremi hanno già interessato la Valle Savio, rendendo manifesta l’esigenza per l’Unione di assumere quale premessa e obiettivo delle proprie azioni l’emergenza climatica e la necessità di porre in essere tutte le misure volte a contrastare il surriscaldamento del pianeta, in accordo con quanto indicato dalle policy europee, nazionali e regionali e gli obiettivi posti dai Sustainable Development Goals (SDGs). Al contempo l’Unione è stimolata a identificare le proprie future linee di sviluppo e gli strumenti per la loro concreta attuazione cogliendo le opportunità derivanti dalle nuove tecnologie, dalla digitalizzazione, dall’introduzione di sistemi di energia pulita e dalle infrastrutture di trasporto innovative e sostenibili.

CHEAP TALKING

La prima fase del Co-City Process (o Policy Cycle) è detta Cheap Talking, mutuando la dicitura dalla Teoria dei Giochi. Si pone l’obiettivo di favorire la condivisione di conoscenza per acquisire orizzonti di senso comuni, familiarizzare con nuovi strumenti, conoscere casi di ispirazione. Il team LabGov ha acquisito informazioni relative all’Unione dei Comuni della Valle Savio (territorio, contesto economico-sociale, evoluzione dell’istituzione e del suo quadro normativo). Il professor Christian Iaione, dalla professoressa Annalisa Giusti e dal PhD. Giovanni Pennetta sono state condotte 2 sessioni di capacity building rivolte ai dirigenti, responsabili del servizio, sindaci e giunte dei 6 Comuni sugli strumenti amministrativi utili alla co-governance e presentazione di best practice per esplorarne le applicazioni. Attraverso un workshop facilitato con approccio design thinking, sono state identificate le forme di co-governance che possano permettere a partenariati pubblico-privato-comunità di lavorare  nell’ambito dell’Unione su forme di innovazione sostenibile: nuovi modelli economici che utilizzano le nuove tecnologie per lo sviluppo sostenibile del territorio, nel rispetto delle diversità e specificità locali e con meccanismi inclusivi.  I due ambiti strategici d’azione così identificati sono:

      • un meccanismo di co-governance per il Fiume Savio volto a generare soluzioni per la sua preservazione e conservazione attraverso un’azione integrata di cura condivisa dedicata all’acqua, in quanto risorsa essenziale per il territorio e non potenziale minaccia, e progetti di turismo sostenibile centrati su sport, cultura, paesaggio, benessere che ne facciano la base per un modello di economia di VALLE DEL BENESSERE; 
      • la graduale decarbonizzazione della mobilità attraverso TRE iniziative: il ripensamento della E45 come INFRASTRUTTURA SOSTENIBILE, il RAMMENDO LOGISTICO, la costruzione di una PIATTAFORMA di MOBILITA’ COLLABORATIVA ELETTRICA.

MAPPING

La seconda fase del CoCity Process prevede che attraverso delle collaboration jam possa essere tracciato in maniera condivisa un quadro di contesto rispetto alle aree d interesse, al fine di far emergere lo stato dell’arte e identificare gli stakeholder da coinvolgere. La ricerca condotta dal team LabGov ha mostrato come importanti progetti e sperimentazioni, volte a sviluppare innovazioni rispetto alle infrastrutture identificate dal percorso o dedicate alla crescita di ambiti specifici quali il marketing territoriale, fossero già attive a livello locale o attraverso il coordinamento tra i Comuni, richiedendo di essere efficacemente sincronizzati (per moltiplicare la loro efficacia e scalare a livello dell’Unione). In un workshop rivolto a dirigenti, responsabili del servizio, sindaci e giunte sono state mappate possibili azioni attraverso cui generare nuovi modelli economici che utilizzano le nuove tecnologie per uno sviluppo del territorio attento agli impatti generati (economici, sociali ed ambientali), capace di essere inclusivo e rispettoso delle diversità e specificità locali.

PRACTICING

La terza fase del CoCity Process coinvolge gli stakeholder emersi dalla mappatura del contesto, con l’obiettivo di sviluppare con loro nuove strategie di implementazione e progettualità prototipali attraverso cui verificarne l’efficacia. È stato realizzato un governance camp di una giornata che ha coinvolto oltre 60 partecipanti provenienti dai 6 Comuni dell’Unione e appartenenti alle 5 tipologie di attori rappresentati nella quintupla elica (pubblico, privato, cognitivo, sociale e civico). I lavori sono stati introdotti da Francesca Lucchi, assessore alla Sostenibilità Ambientale e Progetti Europei del Comune di Cesena. Paola Verdinelli, ​Presidentessa ​ ​Agenda Tevere Onlus, e Bianca Cherubini, Organisation&Education Coordinator e Analyst per Motus-e, hanno ispirato i presenti condividendo informazioni su casi di successo. Supportati da mentor esperti in diversi settori i partecipanti hanno sviluppato in una sessione facilitata attraverso strumenti di service design, azioni strategiche, a partire dal quadro emerso dalle fasi precedenti. Per abilitare tali azioni è stato strutturato un primo possibile kit di strumenti:

      •       programmazione strategica e integrata per la Valle del Savio volta alla valorizzazione della valle a partire dalla sua infrastruttura principale – il fiume Savio – attraverso progetti di turismo sostenibile centrati su sport, cultura, paesaggio, benessere e che funga da raccordo delle diverse iniziative già in atto presso le diverse realtà territoriali della Valle del Savio;
      •       utilizzo di forme contrattuali che valorizzino l’apporto innovativo del privato, quali procedure negoziate con bando, dialogo competitivo, partenariati per l’innovazione, appalti precommerciali, con lo scopo specifico di indirizzare gli investimenti sull’infrastruttura E45 e avviare una graduale decarbonizzazione e promuovere forme di mobilità sostenibile elettrica alimentata da fonti rinnovabili;
      •       creazione di una agenzia per l’innovazione sostenibile, sul modello della fondazione di partecipazione, volta a regolamentare il partenariato pubblico-privato-comunità in quanto negozio giuridico a struttura aperta con scopo non lucrativo e patrimonio destinato al raggiungimento di un obiettivo predefinito;
      •       inserimento degli strumenti e delle misure sopra menzionati nel quadro di programmazione per l’innovazione sostenibile dell’Unione dei Comuni della Valle del Savio denominata “Savio 2030”, impegnando i Comuni con una delibera di indirizzo alla condivisione degli obiettivi e alla programmazione delle future azioni.

PROTOTYPING

Nella quarta fase del CoCity Process i diversi stakeholder sviluppano in maniera collaborativa delle sperimentazioni on field delle progettualità strategiche ideate, al fine di perfezionare processo e strumenti in funzione delle evidenze generate. I prototipi sviluppati hanno complessità crescente, per passare dalla validazione dell’idea fino ai primi test in condizioni reali. È stato realizzato un evento pubblico al fine di compiere una prima proof of concept, presentando i primi esiti del percorso compiuto in un confronto che ha coinvolto i sindaci dei 6 Comuni, gli esperti che stanno accompagnando il processo e il presidente della Regione Stefano Bonaccini.  L’emergenza COVID-19 ha comportato la rimodulazione delle attività in digitale e la specificazione dell’oggetto delle policy, in funzione di una strategia di adattamento alle nuove esigenze. Sono stati organizzati 3 incontri con sindaci e amministratori locali per far emergere i desiderata dei 6 Comuni, verificare la coerenza tra gli obiettivi del processo e la pianificazione urbanistica e di settore, raccogliere ulteriori dati utili all’implementazione delle azioni strategiche e far emergere le specificità dei territori. Gli esiti delle interviste hanno offerto suggerimenti circa i possibili oggetti dell’Agenzia per l’innovazione sostenibile e del partenariato per l’innovazione: soluzioni innovative per la valorizzazione di ciclovie (es. Ciclovia Romea) e cammini (es. cammino di San Vicinio), per sperimentazioni di mobilità di comunità e trasporto pubblico elettrici-sostenibili e per la promozione turistica dell’ambito. Per saggiare le prime linee d’azione così costruite è stato realizzato un questionario rivolto a circa 25 stakeholder territoriali (imprese locali, big players) che il team multidisciplinare LabGov sta somministrando in questi giorni.  Il questionario è volto a testare la sensibilità degli stakeholder circa i temi della sostenibilità ambientale, valutare gli impatti della pandemia e del confinamento sulle scelte future delle organizzazioni, approfondire gli approcci possibili alla mobilità e al turismo sostenibile nel post Covid-19, introiettando nel processo le tendenze attuali nei due settori (es. car pooling, car sharing, micromobilità, Demand Responsive Transit Systems, piattaforme e membership turistica), individuare possibili sinergie tra le attività in essere delle imprese ed il processo ed infine raccogliere dati ed esperienze. L’interpretazione delle risposte degli stakeholder contribuirà alla costruzione delle sperimentazioni, consentirà di definire i ruoli degli attori del territorio e le modalità di ingaggio in Verso Savio 2030. Tali output saranno presentati alla Regione e alle agenzie competenti in materia di trasporti e turismo per poter costruire insieme attività a supporto del territorio, capaci di attrarre capitali secondo diverse modalità di finanziamento e/o investimento.

CONCLUSIONI La sperimentazione condotta con l’Unione dei Comuni della Valle del Savio sta permettendo di far emergere con forza, tanto per i centri urbani quanto per gli ambiti territoriali con differenti caratteristiche, la volontà di ragionare ed agire come un sistema coeso dal punto di vista territoriale e proteso ad un fine comune. Tale ricchezza si è tradotta anche nell’opportunità di lavorare a sperimentazioni prototipali che avranno la possibilità di essere testati in maniera incrementale e multiscalare, in modo tale da poter arrivare rapidamente ad un cambiamento di sistema. Tutto ciò è stato possibile grazie alla capacità di visione dell’Unione dei Comuni e alla prontezza all’innovazione dei soggetti coinvolti.  LabGov.City ha potuto così arricchire la sperimentazione del Co-City protocol, attivando competenze in ambiti diversi: dalle politiche pubbliche agli aspetti legali, dalla pianificazione strategica al service design, fino agli aspetti di fattibilità economica. La capacità di ibridare simili competenze attraverso un modello rodato ha consentito l’attivazione di un ecosistema ricco e collaborativo, capace di orientare le proprie azioni verso il miglioramento delle condizioni di vita del territorio in cui opera generando innovazione sociale, digitale e tecnologica.

LabGov.City Team: Christian Iaione, Annalisa Giusti, Azzurra Spirito, Elena DeNictolis, Giovanni Pennetta, Luna Kappler, Alessandro Piperno, Pier Paolo Zitti.

Responsible Villages: the governance of the territory and the landscape as a commons

Responsible Villages: the governance of the territory and the landscape as a commons

The School of Architecture of the Universidad Latina, together with the School of Public Relations and the School of Biology, are proposing a pilot project that began on May 2019, which aims to work on “Villages and the Territory as a Commons”.

For the first time, research and extension will be carried out jointly at the level of the Creative Campus Faculty, to create a territorial improvement plan for the “Zona de Los Santos”, a region known for the international quality of its coffee.

The “Zone of Saints” is made up of the cantons of Dota, León Cortés, and Tarrazú. Initially, the project will work in the central districts. Specifically, this year the pilot focused on the villages of Dota and Tarrazú.

The project seeks to work with stakeholders from different communities such as the informal trade, rural tourism, and environment sectors. An initial direct relationship is established with 35 people from these different sectors, to provide training workshops on the governance of commons, as well as Fair Trade. In the medium term, this will generate chain effects, achieving many more indirect beneficiaries in the villages. The project is being carried out in parallel with the Environmental and Cultural Management Units of the Municipalities of Dota, Tarrazú, and León Cortés, among other actors involved.

One of the scopes sought by the Municipalities of the geographic area “de Los Santos”, together with the Costa Rican Tourism Institute and the Ministry of Culture, is the identification and visibility of the territory’s identity; both towards the internal part of it, to articulate different initiatives, and towards the external one, where it is tried to establish a clear line of what type of tourism is to be promoted. This, both nationally and internationally. For the School of Architecture this poses an architectural and urban challenge to establish lines of work that maintain or rescue the identity of the place, from the cultural heritage reflected in the older constructions, to the relationship with the new – and inevitable – “styles” exogenous architectural features that “development” brings to the territory.

This project proposes the identification of different variables and indicators for the development of the rural territory, which at the architectural level allow elaborating a Master Plan of the central districts of the cantons of Dota, Tarrazú, and León Cortés, while at the level of Public Relations generate a proposal of territorial marketing.

The project will advance the pilot plan in stages, following some guidelines of the LabGov protocol:

  1. Diagnosis: A previous diagnostic phase has been carried out to detect the community groups with which it will work.
  2. Prototype: On the part of the School of Architecture, in this phase, the design and construction of three modular interventions will be carried out, which will be exposing results of the diagnostic and research phases. The School of Public Relations will support micro and small enterprises, especially family management, to formalize the image of the company and the strategic positioning of the product.
  3. Master Plan: Once the diagnostic and Prototype phases with the communities are underway, a Master Plan will be established for the central districts of the Cantons of the Los Santos Zone with the support of local governments. Some architectural and urban-landscape design interventions will be established to be developed employing preliminary projects.
  4. Community Workshops: A series of community workshops and training will be carried out to monitor the project, focusing on the identification of more problems, as well as for training on issues related to the management of common goods, the Social Solidarity Economy, and the landscape as heritage.

The project is currently in the prototyping stage, which will conclude later this year. From next year, the project will be consolidated through the collaboration of more courses of the career, graduation projects and collaboration with the School of Biology will be included in everything that concerns the survey and management of endemic species of these landscapes, especially with a regenerative approach.

We believe that the contribution that a country like Costa Rica can give to the approach of the territory as a common good can be very valuable to counteract the disastrous effects of a poorly conceived human “development”. The villages, as well as the cities in their greater scale, can and must be catalysts of good management of the resources and to enhance the commons with correct and wise community governance.

Co-Baton Rouge

Co-Baton Rouge

Baton Rouge, the capital of Louisiana with approximately 800,000 residents, is a city that is spatially stratified by race and income. Some describe it as a tale of “two cities” with higher quality housing, amenities and transportation in white areas and a lack of these amenities in black areas. Many of the city’s social and economic challenges are concentrated along the Plank Road corridor, one of the most blighted areas in all of Baton Rouge. The corridor is bordered by mostly commercial land uses, with residential uses in the intersecting side streets and extending for several blocks in either direction. Its four mile length is populated by a mixture of struggling or abandoned businesses, vacant lots and dilapidated buildings. Though a few sections of this commercial road have managed to remain viable, it still faces difficult social and economic challenges given the extent of the existing blight, the high number of violent crimes, and the widespread impoverishment in this area.  However, the area also serves as a significant anchor for the neighborhoods that surround it and thus presents an opportunity for inclusive urban revitalization using the co-city approach.

The Co-City project will start by focusing on the Plank Road corridor, working with the East Baton Rouge Redevelopment Authority (EBRRA). The EBRRA has an ambitious plan to revitalize the Plank Road corridor primarily through transit-oriented projects.  This is, in part, due to the fact that the area around Plank Road has the highest concentration of zero car households and the second highest public transit ridership. LabGov and the Marron Institute have proposed to use the co-city approach as an entry point into the EBRRA’s comprehensive planning process. This approach would carefully guide the EBRRA through the co-city cycle –  cheap talking, mapping, practicing, prototyping, testing, and modeling – used successfully in other cities. The first phase of the project will complete the cycle on a neighborhood scale before implementing the it on a broader scale and wider geographical area.

One of the core aims of the co-city approach is to promote and encourage community engagement in the planning process, which will help to ensure that whatever plan is adopted, doesn’t further or deepen the social inequalities that already exist.  On the contrary, involving the community in the planning process, which the co-city method requires and facilitates, is focused on helping the various stakeholders involved in the revitalization effort to lessen the existing inequalities and to enhance the participation of underrepresented social groups. By focusing on prototyping a neighborhood scale co-governance project, such as a Neighborhood Improvement District or a Community Land Bank, the Co-City methodology will, it is hoped, ensure that the project outcome is clearly centered on the inhabitants of the district, the various stakeholders and their varying needs.

The Co-City approach, which has been applied in a variety of cities throughout the world, including Amsterdam, Bologna, Turin, New York, Sao Paolo, and San Jose, is based on a flexible but structured open source methodology, which centers on the “Co- City cycle.” This cycle is intended to create an environment conducive for participants and stakeholders to arrive at locally adaptive, experimental and co-produced institutions, policies or practices.

The first phase of the cycle, Cheap Talk, involves face-to-face, informal and pressures- free communication among key local actors (experts, practitioners, activists, residents) to activate the community of stakeholders that will be involved in the collaborative project. These discussions or sessions are organized in informal settings with significant outreach done in the local community, often through anchor organizations.

The second phase, Mapping, involves understanding the characteristics of the urban or neighborhood context through surveys and exploratory interviews, fieldwork activities, and ethnographic work. The goal in this phase to select an area of focus and begin to design and prototype the kinds of tools and processes necessary for the experimentation or collaborative project. This phase it is sometimes necessary to create a digital platform as a tool for disseminating information and engaging various communities and stakeholders.

The third phase, Practicing, is designed to identify and create possible synergies and alignment between projects and relevant actors. At heart of this phase are co-working sessions with identified actors who are willing to participate in putting ideas into practice. This phase might culminate in a collaboration day or collaboration camp that takes the form of placemaking events—i.e., micro-regeneration interventions using vacant or available land or structure such as the creation of a neighborhood community garden, for example— to prepare the actions for start of the co-design process.

In the next phase, Prototyping, participants and policymakers (local officials) reflect on the mapping and practicing phases and begin to extract the specific characteristics and needs of the community that will be served. It is in this phase that the specific policy, legal, or institutional mechanism is co-designed to solve the issues and problems identified in the previous phases.

In the Testing phase, the prototype is tested and evaluated through implementation, monitoring, and assessment. Both qualitative and quantitative metrics are employed to assess whether implementation is consistent with the design principles, objectives and outcomes identified in earlier stages. This phase is often performed working with one or more knowledge/academic partners to design appropriate indicators and metrics to capture the desired outcomes and impacts from the project.

The final phase, Modeling, focuses on adapting and tailoring the prototype and nesting it within the legal and institutional framework of the city or local government. This phase is realized through the study of relevant legal laws, regulations and administrative acts and through dialogue with civil servants and policy makers. This is an experimental phase involving perhaps the suspension of previous regulatory rules, the altering of bureaucratic processes, and the drafting of new policies which might also have a sunset clause and then a re-evaluation period. It can also involve the establishment of external or internal offices or support infrastructure in the city to support the new policies.

The Co-City methodology, and specifically the cycle described above, will be adapted to the particular features and circumstances of the Plank Road project. In order for the project to be successful, it will be essential for the team organized by LabGov/Marron Institute to build trust and confidence within the Baton Rouge community generally and the Plank Road community specifically.  As such, this phase of the project will largely be devoted to creating feedback mechanisms and assurances among the community that we are attempting to facilitate development in accordance with their specific desires and needs, and not to impose “solutions” on them. Implementation of the co-city methodology in Baton Rouge is expected to begin in the fall of 2019, be carried out by a combined task force jointly appointed by LabGov and the Marron Institute, and take approximately three years to complete.  

Chrystie F. Swiney and Sheila Foster

 

Social Housing as a commons for resilient cities – San José

Social Housing as a commons for resilient cities – San José

A Research and Development Program at The Universidad Latina of Costa Rica

This project is part of the Research and Development program, which seeks to develop initiatives with communities and local governments, which allow executing real projects that combine academic, professional and civic engagement aspects. The works aim to provide the student and teachers involved with study and work that originates directly from the context. Ultimately, we are promoting that the results of the research of this program have support from the institutions and can be delivered to the relevant organizations and local governments.

In the process of this project the actors involved are: the academic sector, represented by the School of Architecture of the Universidad Latina, public authorities, represented by the Ministry of Housing and Human Settlements, the private sector, represented by the Council of Real Estate Developers and finally social innovators and civil society organizations such as the Integral Development Associations and the neighborhood committees, as well as the La Mitad Más Uno collective, as a facilitator.

The project will apply the guidelines proposed by the Co-City protocol starting from the stage of Cheap Talking.

This specific stage will be divided into two phases: the first aimed at knowing the potential project user as current residents of the area. It is fundamental to have in the first instance an approach with those directly impacted by the project, to know their expectations, their needs and to gather as much information as possible about what the area is currently and how it works. The collaboration of existing groups in the area, such as development associations, encounter groups, will be vital for this process.

To follow, the second phase will be an approach with potential users, that is, to carry out a study of the target market. This part will be organized thanks to the support of the private sector that will share techniques and market study strategies.

In the same way, the following stages of mapping and practicing will allow us to get to know more in detail the area where to intervene. This will follow the urban design guidelines that are co-created at the academy level through the intervention of professors, experts in various topics such as landscaping, legislation in the urban field, planning principles, and the design of residential and mixed use buildings.

Finally, the stages of prototyping, testing and modeling will take place mainly in workshops where all stakeholders participate, facilitated by the figure of the La Mitad Más Uno collective.

The proposal is based on the concept of urban commons, but aims to achieve the development of an urban area that can be experienced as a city as a commons. This means proposing sustainable strategies for collective governance, such as the involvement of users from the early stages of the project, designing for a pooling economy, that is, not only project buildings, but the logic of the neighborhood experience; implement tech justice – for example using open and transparent mechanisms and digital instruments for the management of project data – all this through experimentalism and an enabling state, that is, a step-by-step process supported by public institutions.

International and Regional Impact

This project is framed within the research area “Architectural projects for the city, the landscape and the territory. Urban planning, territorial planning and environmental assessment”, and coherently with the research lines of: Social Cohesion, Access, Equality and Preservation, Mitigation and Restoration, established in the Framework Document for Research of the School of Architecture of the Universidad Latina, in accordance with the Sustainable Development Goals promoted by the United Nations.

Through this project, we open the doors to an international opportunity for research and collaboration in urban design methodology. This will allow to project the Latin University of Costa Rica as the first academic institution in Latin America to launch this innovative Research and Development (Extension) program, which guarantees in the School of Architecture the execution of social and public projects according to the protocols of collaboration of the LabGov. The execution of this program promotes the design of projects with a strong commitment to national, governmental and non-governmental institutions as well as other academies in the world.

Impact on Students and Faculty

On the academic side, the generator of projects will be the Urban Design courses. This will be given under the guidance of the course teacher and the coordinators of the Research and Extension areas. The students involved, within the framework of this project, must propose a 360º solution of the urban problems of an area of the Greater Metropolitan Area of interest to the Ministry of Housing and Human Settlements. Through the compilation of its process from the beginning, the purpose is to disseminate the results with the governmental and private actors, as well as to share the experience in the framework of collaboration with the international network of LabGov, both through publications of articles in The Urban Media Lab, or in other international publications. Participation in this type of project allows the student to deepen the methodological theme of the projects he/she carries out, projecting him/her as a complete professional in the working world, having developed soft public relations skills, leadership, team coordination, fund management, and critical thinking, also highlighting the experience of the international LabGov research network, publications and collaboration with NGOs, public institutions and the private sector.

Project hypothesis

It is possible to design a new Social Housing solution within the framework of an urban regeneration plan that integrates the design of commons, applies the transect and megablocks, reflecting the new urban values: compactness, participation, 24/7, pedestrian friendly, mixed use, and self-sufficient (consumption and production: energy, information, goods and services).

Location

The project implementation area is located in the center of the capital, San José, in the south area between the Sabana Metropolitan Park, and near the Pacific Railway Station, in Víquez Square, developing along a stretch of the railway line in a desolate area of particular abandonment. This is also due to the fact that originally it was an area for industrial use that no longer works as such, reason why the residential areas of south of San José have developed mostly to meet the need for workers’ residences. Although the blocks of small wooden houses are characteristic of an era and a social class, the abandonment has strongly affected this sector causing deterioration of buildings, insecurity and poor investment in public infrastructure.

Objectives of the project

General

Propose a Social Housing design within the framework of an urban regeneration plan that integrates the design of common goods taking advantage of land management instruments and international experiences in social housing.

Specific

  • Generate a novel proposal to solve access to decent housing for populations in need (elderly, young people, people with disabilities, among others) avoiding the discrimination generated by real estate projects aimed at a single target market, and thereby respond to a new conception of the city, as was proposed in the New Urban Agenda presented at Habitat III, in Quito in 2016;
  • Design an urban regeneration plan that integrates the design of common goods as essential infrastructure, and applies the new urban values: compactness, citizen participation, 24/7 city, pedestrian friendly, mixed use, self-sufficient (in consumption and production of energy, information, goods and services);
  • Propose a strategy for buildings to offer a % of units for social housing even if they are designed for the middle class; this in order to reduce discrimination and integrate users social level and in the urban fabric.
Ostrom in the City: Design Principles for the Urban Commons – Sheila Foster, Washington, DC.  Christian Iaione, Rome.  The Nature of Cities, 20 August 2017

Ostrom in the City: Design Principles for the Urban Commons – Sheila Foster, Washington, DC. Christian Iaione, Rome. The Nature of Cities, 20 August 2017

“Where we are able to identify a network of urban commons, or some degree of polycentricism in the governance of urban resources, we begin to see the transformation of the city into a commons—a collaborative space—supported and enabled by the state.”

The article “Ostrom in the City: Design Principles for the Urban Commons” by Sheila Foster, Washington, and Christian Iaione, published in The Nature of Cities, on 20 August 2017, investigates how designing the city as a commons can help in addressing urgent urban issues such as urban poverty, gentrification, climate change, and migration, among others. Authors take reference from Elinor Ostrom’s groundbreaking research about collaborative management of common pool resources, or commons, for economic and environmental sustainability adapting the Ostrom design principle to the urban context with the aim of rethinking the governance of cities and the management of their resources. Urban commons are different from natural resources and more traditional commons in important ways, so the adaptation of Ostrom’s theories to the urban context implied an extensive research. The study at the basis of the article surveyed 100+ cities around the world to extract from these examples a set of design principles that resulted distinctively different from those offered by Elinor Ostrom but kept the potentiality of paving the way towards a transition to more fair, inclusive, sustainable, resilient futures given existing patterns of urbanization and the contested nature of urban resources.

Read the full article here.